intolleranze alimentari

Test Intolleranze Alimentari, analisi e sintomi

Quando si sospetta di avere qualche disturbo legato ad allergie o intolleranze alimentari, la prima domanda che ci si pone riguarda i test diagnostici: quali sono i più adatti?

Ci sono infatti a disposizione molti test per la diagnosi di allergie ed intolleranze alimentari ed è molto difficile sapersi districare in questo labirinto che spesso nasconde anche delle insidie: oggi tante persone, non appena avvertono disturbi che ritengono siano in relazione con l’assunzione di cibo, si precipitano a sottoporsi a test di intolleranza alimentare più o meno affidabili. E, dopo il verdetto del test, iniziano il calvario dell’astinenza, per mesi se non per anni, dagli alimenti risultati, a torto o a ragione, responsabili delle intolleranze.

Attenzione ad analisi e test

intolleranze alimentari

Sulle allergie e le intolleranze alimentari circolano tante leggende metropolitane diffuse da persone poco preparate o, peggio, spinte dall’intento di lucrare proponendo inaffidabili test, diete pericolose e cure inefficaci. Questa disinformazione crea non solo allarmismi ingiustificati, ma induce anche molte persone al “fai-da-te” per la diagnosi e l’adozione del regime alimentare.

È una scelta che va evitata, perché comporta il rischio di entrare in una spirale da cui è poi difficile uscire: tante analisi inutili e costose, diete che cambiano in continuazione e che possono nuocere alla nostra salute, la frustrazione per il mancato arrivo dei risultati sperati. Il comportamento giusto è, invece, quello che si dovrebbe assumere per qualsiasi altro disturbo: affidarsi a un medico attento e scrupoloso e seguire i suoi consigli.

Il cibo, infatti, ha perso la sua sacralità. Un tempo dono divino (si pregava prima di iniziare il pasto), è ormai decaduto all’umile rango di bene di consumo. È il risultato di metodi di produzione e lavorazione che assicurano la quantità, ma non la qualità. Non sfugge nemmeno alla logica dell’ ”usa e getta”, anzi peggio, del “non usa e getta”. Così ne finisce nella spazzatura buona parte, nonostante sia ancora buona da mangiare.  Ed è da questo irriverente atteggiamento che nascono gli scandali alimentari ricorrenti e le eccessive offerte del prezzo stracciato che riempiono il carrello della spesa.

Sempre più intolleranze con il cibo di scarsa qualità

È per questi motivi che buona parte del cibo che oggi consumiamo fa fatica a svolgere degnamente il suo compito, cioè quello di nutrire, dare piacere e mantenere in buona salute. Anzi, sta diventando sempre più causa di disturbi, perché spesso viene digerito con difficoltà e apporta tante sostanze estranee al nostro organismo che, accumulandosi, diventano nocive.

E così siamo costretti a seguire una dieta priva di questo o di quell’altro alimento (che non di rado sono tra i nostri preferiti). Per questo e per altre ragioni, come la sostituzione del latte materno con il latte in polvere, l’eccessiva igiene, l’inquinamento ambientale  e – poteva mancare – lo stress, è inevitabile che, oltre a quello digestivo, stia dando segni di cedimento anche il sistema immunitario.

Quest’ultimo, cui spetta il compito di difenderci dalle aggressioni di tutto ciò che di estraneo, entrando all’interno del nostro corpo, possa arrecarci danno, sta letteralmente “perdendo la testa”. Ormai è responsabile di allergie e di altre patologie su base immunologica, come la dermatite atopica e la celiachia, perché scambia per nemici da combattere anche sostanze estranee innocue o addirittura necessarie al nostro organismo, come le proteine alimentari.

E non potrebbe essere diversamente, poiché si trova a fronteggiare situazione unica in tanti millenni di evoluzione dell’uomo l’aggressività di migliaia di sostanze chimiche di sintesi che l’industria sforna in continuazione e che entrano nel nostro corpo non solo mangiando ma anche bevendo acqua, trattando la pelle con cosmetici e perfino respirando aria.

La conclusione? Se vogliamo arrestare questa epidemia, dobbiamo impegnarci a ridare al cibo la dignità che merita e a stabilire con la natura un rapporto improntato non più allo sfruttamento, ma al rispetto.

 

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