intolleranze alimentari

Allergie ed intolleranze Alimentari

intolleranze alimentariQuali sono le allergie e le intolleranze più diffuse? “Le tipologie più comuni di allergia, quelle su cui ricade il 90% dei casi, sono quelle alla frutta, le intolleranze al grano, alle arachidi, alla soia, alla frutta secca a guscio, alle uova, al latte, ai crostacei, al pesce – afferma il professor Giannattasio Le intolleranze più diffuse, oltre a quella al lattosio, sono quelle agli alimenti ricchi di istamina (es. pesce azzurro, formaggi stagionati, carni fermentate) e agli additivi alimentari”.

La differenza non è di poco conto perché questi due disturbi hanno meccanismi d’insorgenza differenti e richiedono ciascuno norme dietetiche e terapie specifiche. Un buon esempio per capire il sottile confine che separa la manifestazione allergica da quella dell’intolleranza è il mal di pancia che insorge ogni volta che si beve latte.

Alcuni primi sintomi di allergia

È sintomo di allergia se dipende da un anomalo comportamento del sistema immunitario nei riguardi di certe proteine del latte, oppure di un’intolleranza al lattosio, lo zucchero del latte, se questo non viene digerito. Nel primo caso va eliminato dalla dieta ogni tipo di latte, compreso lo yogurt; nel secondo, invece, si tollera sovente il latte ad alta digeribilità e lo yogurt. Anche la prognosi è differente nei due casi.

Nei bambini piccoli, ad esempio, l’allergia al latte di norma tende a scomparire spontaneamente con la crescita, mentre l’intolleranza al lattosio, se grave, può durare anche tutta la vita.

È inoltre possibile che il mal di pancia sia semplicemente dovuto a difficoltà digestive causate da cattiva qualità del latte o da un suo consumo eccessivo. In tal caso, basta semplicemente ricorrere ad uno di buona qualità o ridurne il consumo.

Le stesse considerazioni valgono per il grano, per il quale si riscontrano tre differenti disturbi:

  • allergia ad alcune sue proteine
  • celiachia (una malattia autoimmune causata dal glutine)
  • una sempre più frequente intolleranza, caratterizzata dalla difficoltà di digerire alimenti, come pane, pasta e pizza, e riconducibile alla scadente qualità della farina.

Come vedete, l’argomento è complesso e intorno ad esso regna una gran confusione, alimentata anche da una cattiva informazione, che può nuocere a chi deve iniziare un percorso diagnostico e dietetico per risolvere malanni del genere. Proviamo allora a fare uno poco di chiarezza.

L’allergia alimentare: un errore del sistema immunitario

In questo disturbo il sistema immunitario si comporta stupidamente perché produce anticorpi contro proteine innocue contenute negli alimenti.

Ciò causa l’apparire, poco tempo dopo l’ingestione dell’alimento cui si è allergici (da qualche minuto fino a qualche ora), di una varietà di sintomi a livello intestinale (coliche, gonfiori, diarrea o stitichezza), cutaneo (orticaria, prurito, eczema), orale (sindrome orale allergica), respiratorio (asma, rino-congiuntivite).

I sintomi di allergia più gravi sono l’edema della glottide e lo shock anafilattico che richiedono un trattamento farmacologico immediato. La diagnosi richiede l’attenta valutazione della storia clinica da parte del medico e l’esecuzione di test specifici (Prick, Rast e, nei casi dubbi, prove di scatenamento da eseguire sotto stretto controllo medico). Una volta individuati gli alimenti responsabili, non resta che eliminarli dalla dieta. Gli allergici al grano devono evitare anche farro e Kamut, suoi parenti stretti.

Bisogna tener conto che molti allergeni possono essere presenti come ingredienti in preparazioni alimentari che possono sembrare innocue per il consumatore allergico. Non disperino le mamme se il loro bimbo ha un’allergia all’uovo o al latte perché questa di norma tende a scomparire con la crescita.

Purtroppo non si può dire altrettanto per l’allergia ad altri alimenti, come le arachidi e la frutta secca oleaginosa. In diversi ospedali si sta sperimentando una sorta di vaccinazione (desensibilizzazione) per curare l’allergia al latte e ad altri alimenti. Quanto sto dicendo non vi deve far pensare che siamo diventati tutti allergici agli alimenti.

Le statistiche ci dicono che attualmente lo sono il 4% degli adulti e l’8% dei bambini al di sotto dei tre anni (una frequenza comunque preoccupante perché più del doppio di 20 anni fa e con tendenza al rialzo). Sono a rischio soprattutto le persone che i medici chiamano atopiche (cioè predisposte a diventare allergiche). Di norma esse hanno genitori allergici. La predisposizione si traduce in allergia quando si hanno cattive abitudini alimentari e si segue un errato stile di vita.

Le false allergie alimentari: intolleranze mascherate

Può succedere che dopo una scorpacciata di fragole compaia un’orticaria associata a un fastidioso prurito o ad altri sintomi che fanno sospettare un’allergia, ma i test allergologici per la fragola risultano negativi. In questo caso la reazione non è di natura allergica, perché il sistema immunitario non produce anticorpi ma è indotto in maniera aspecifica a liberare istamina da parte di sostanze presenti nella fragola.

Anche altri alimenti contengono sostanze simili: il bianco d’uovo, crostacei e frutti di mare, carne di maiale, ananas, papaia, mango, agrumi, mandorle e altra frutta oleaginosa, arachidi, pomodoro, spinaci, alcool, cioccolata, liquerizia, cannella, alcuni additivi.

Un altro tipo di intolleranza, piuttosto frequente, che si manifesta con sintomi che possono simulare un’allergia alimentare (associati talora anche a cefalea, vampate al viso e cali o innalzamenti di pressione) è causato dall’abuso di alimenti ricchi di istamina e tiratina (formaggi stagionati, insaccati, pesce salato, affumicato o in scatola, pesce non fresco, soprattutto se azzurro, solanacee, spinaci, vino e champagne).

Di norma, i sintomi delle false allergie non sono gravi come quelli delle allergie vere. Quando insorgono, è prudente evitare gli alimenti responsabili fino alla loro scomparsa. Purtroppo essi a volte persistono per settimane pur stando a dieta.

Dopo la guarigione si può tornare ad una dieta normale reinserendo gli alimenti tolti, ma, mi raccomando, senza eccedere. Gli alimenti ricchi di istamina e tiramina vanno sempre evitati quando si assumono farmaci, fortunatamente sempre più in disuso, che inibiscono la degradazione di queste sostanze da parte del fegato.

Per approfondimenti guarda: Test intolleranze alimentari, analisi e sintomi

Si riduce il rischio di diventare allergici se:

  • non si fanno mai scorpacciate di uno stesso alimento
  • non si consumano sempre gli stessi alimenti
  • si escludono quelli più allergizzanti durante una malattia o in caso di diarrea
  • si evita il cibo spazzatura (compreso quello farcito di coloranti e altri additivi)
  • si dà la preferenza ai prodotti freschi, possibilmente biologici o biodinamici
  • si ricorre agli antibiotici e agli antinfiammatori/antidolorifici/antipiretici solo in caso di effettiva necessità
  • si mantiene l’intestino in ordine ricorrendo, se necessario, ai fermenti lattici
  • si evitano le vaccinazioni non obbligatorie
  • si evita il più possibile il contatto con sostanze dannose per il sistema immunitario, come fumo, solventi, vernici, concimi chimici, pesticidi

 

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